"L’attention consiste à suspendre sa pensée, à la laisser disponible, vide et pénétrable à l’objet, à tenir en elles-mêmes, à la portée de cet objet, les pensées déjà forgées du passé, mais à les suspendre, à les maintenir à la disposition de l’objet, de peur qu’elles n’y mettent plus de soi que de lui-même. L’attention consiste à attendre ; toute l’éducation morale et spirituelle doit consister dans l’exercice de cette attention, qui est une attente pure et sans motifs.”

Simone Weil - filosofa, attivista, mistica

 

EARTES è un ecosistema scenico unico nel suo genere: unisce la verità del gesto e della voce, la regia dello spazio e le tecnologie emergenti trasformandole in stupore, meraviglia e senso condiviso. Qui la tecnologia non è moda - non è “realtà aumentata”-  ma strumento poetico che amplifica la realtà, la rende più leggibile, necessaria, più viva, ponte drammaturgico che avvicina lo spettatore al significato profondo della scena. Non uno strumento per fuggire la realtà, ma un varco per entrarci dentro con lucidità, responsabilità e stupore.

Non si può aumentare ciò che non si comprende.

 

Per questo, ogni progetto è un invito a vedere il mondo con occhi consapevoli tramite una poetica capace di adattarsi a ogni tema e al tempo stesso di trasformarlo in esperienza indelebile.

Gli spettacoli della compagnia sono impegno civile e sociale, esercizi di responsabilità che aprono domande e generano dialoghi.

La creazione è un atto di ricerca etica ed estetica.

 

EARTES è riconosciuta come realtà resistente e visionaria, un’avanguardia che ha già tracciato standard copiati da altri e che continua a rigenerarsi con radicalità e coraggio.

Oggi EARTES è laboratorio europeo di ricerca artistica - accreditata Erasmus plus - ; domani — e già oggi — è interlocutore internazionale imprescindibile per chi cerca innovazione scenica e comunità creativa.

Con radici nella ricerca e rami che si estendono verso l’Europa e oltre, EARTES porta avanti una visione chiara: fare del teatro un ecosistema di verità e bellezza, capace di nutrire chi lo incontra e di ispirare chi lo osserva.

 

MIZAR TAGLIAVINI

Artista, regista-coreografa e ricercatrice, muove i suoi mille rivoli creativi in un’unica sorgente: danza, teatro e ricerca neuroscientifica. Fondatrice di EARTES , esplora il gesto, la voce, il corpo e la tecnologia come strumenti di conoscenza e trasformazione. Crea spettacoli, dirige Festival, conduce seminari di movimento e tecniche somatiche, sviluppa metodologie innovative. Getta ponti tra comunità, territori e saperi, offrendo a chi la osserva o la segue un’esperienza che è insieme estetica, educativa e trasformativa. Collabora con artisti, musicisti e atleti, accompagnandoli in percorsi di coaching corporeo e creativo. Ogni suo progetto nasce dall’incontro tra rigore e libertà: il corpo come laboratorio, il gesto come ricerca, l’arte come spazio di possibilità. 

GIORGIO LIBERINI

Ingegnere di scena, sviluppa sistemi che fondono robotica, intelligenza artificiale ed effetti speciali per la scena, unendo competenze di informatica a una sensibilità artistica rara.

All’interno di EARTES esplora le connessioni tra arti performative e innovazione digitale, progettando strumenti che ampliano le possibilità del linguaggio coreografico e teatrale,ed ideando strumenti interattivi che non sono mai pura tecnica, ma ponti di dialogo tra corpi e tecnologie. La sua ricerca lo distingue per la capacità di tradurre il linguaggio complesso dell’innovazione in esperienze performative accessibili, poetiche e vive.

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POETICA DELL'ESSENZIALE E REGIA DELLO SPAZIO 

Da oltre dieci anni, Mizar sviluppa una poetica radicale dell’essenziale: ogni scelta – dalla coreografia alle luci, dalla drammaturgia alla regia – nasce dalla spoliazione, per restituire al gesto la sua verginità simbolica e liberarlo da segni manieristici. Il suo lavoro creativo nasce come un servizio al tema, scavando fino all’osso per far risuonare la verità del gesto, nella sua valenza sacra e comunicativa, capace di superare barriere linguistiche e di restituire alle azioni consuete un’intenzione nuova.
Parallelamente, la sua pratica della regia dello spazio si radica nell’idea che lo spazio scenico non sia neutro, ma vibrante di energie. I punti del palco – il centro, i bordi, le geometrie – agiscono come veri e propri nodi energetici, capaci di accogliere e amplificare emozioni se valorizzati con consapevolezza. Questa sensibilità dialoga con tesi riconosciute in ambito teatrale e coreutico: Doris Humphrey già evidenziava come la geometria delle quinte e degli angoli scenici condizionasse profondamente l’impatto emotivo del movimento, conferendo identità al gesto in relazione con l’architettura dello spazio .
L’approccio di Mizar incontra, inoltre, il pensiero contemporaneo che considera lo spazio come co-creatore del movimento e del gesto: secondo la fenomenologia ritmica, il danzatore e l’ambiente formano una “macchina desiderante o sociale” (definizione di Guattari e Deleuze - pensatori francesi; concetto ripreso da Erin Manning e Brian Massumi) che produce ritmo e significato insieme . Questo concetto rafforza quanto lei propone: il gesto si innesta in un campo energetico vivo, trasformando il palco in un luogo di incontro autentico tra senso, forma e percezione.

Il risultato pratico è una poetica che mira a restituire al gesto la sua forza primordiale, e trasformare lo spazio scenico – qualsiasi esso sia, site specific o scenico – in un medium attivo, capace di rivelare e amplificare l’intenzione e la vibrazione dell’artista. Un’arte dove l’essenziale e lo spazio dialogano per dare vita a un’esperienza che non si limita all’estetica, ma diventa ritorno all’essenza della comunicazione umana.

 

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Erin Manning: danza come relazione tra corpo e ambiente

Da Relationscapes: Movement, Art, Philosophy (MIT Press, 2009):

 

“Movement is always on the verge of actualizing. Not only is movement relational, but it is in relation. This means that the body never moves in isolation: it is in constant co-constitution with the environment, modulating and being modulated.”
(p. 12)

Brian Massumi: danza, spazio e tecnologia

Da Parables for the Virtual: Movement, Affect, Sensation (Duke University Press, 2002):

“In dance, movement is relational—each movement is an event that folds together body, space, and the sensing technologies of perception. The body is a node in a field animated by technique and technology alike.”

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