Un’esperienza che puoi vivere solo qui, davvero fuori dal comune.
Immagina di non dover salire su un palcoscenico tradizionale, davanti a grosse luci e sipari rossi, per mostrare quel che sei diventato. Immagina un’esperienza in cui puoi portare il tuo talento, la tua unicità, letteralmente fuori dalla zona di confort, per scoprire quanto davvero puoi sorprenderti – e sorprendere chi ti osserva.
Qui, non ti chiediamo mai di ripetere la solita esibizione da “saggio di fine anno”. Non siamo una scuola di teatro né tantomeno una scuola di danza come tutte le altre, e per questo i nostri allievi non si limitano a restituire quello che hanno imparato tra quattro mura e poltroncine di velluto. Noi vogliamo invitarti a giocare oltre i confini, a osare, a muovere i tuoi passi lì dove il teatro normalmente non arriva.
Perché lo facciamo?
Perché sappiamo che è proprio quando esci dalla routine, dalle abitudini, dai copioni già scritti che puoi trovare quella parte di te che ancora non conosci. Sappiamo – e vediamo ogni anno – che, fuori dalla sicurezza del palcoscenico classico, spesso nascono le emozioni più autentiche, le improvvisazioni più sorprendenti, le performance più vive e coraggiose.
È qui che puoi scoprire davvero di cosa sei capace, insieme agli altri.
Spettacoli site-specific: la magia di uno spazio che diventa scena
Ogni anno costruiamo insieme agli allievi spettacoli nati per vivere in luoghi insoliti, scelti spesso apposta perché diversi, stimolanti, a volte persino spiazzanti: , alta montagna, cortili, parchi, fabbriche abbandonate, piazze vive, spazi urbani da reinventare, location naturali che vibrano di storie. Il contesto diventa parte integrante della performance, trasformando ogni allievo in protagonista di una storia che cambia e si adatta all’energia del luogo, alla luce, agli sguardi di chi c’è.
Qui puoi accorgerti che il pubblico c’è sempre, anche dove non pensavi. Che le emozioni vere non hanno bisogno di una platea silenziosa, ma si nutrono del rumore della vita. Lo spettacolo nasce dal dialogo tra te e il luogo, tra voi e la città, tra le storie che portiamo e le persone che ci scoprono per caso.
Un modo diverso per stare insieme
Questa scelta – un po’ folle, un po’ visionaria – ci permette ogni anno di costruire momenti indimenticabili, di creare legami forti, di scoprire nuove possibilità. Ti permette davvero di vivere il percorso non solo come formazione, ma come esperienza vera: qui impari a portare la tua creatività nella vita reale, a sentire che puoi, davvero, essere parte attiva di qualcosa di unico.
Se vuoi vedere davvero cosa può nascere quando si esce dagli schemi,
segui il nostro calendario spettacoli, partecipa ad un corso, lasciati sorprendere.
Qui lo spettacolo sei tu, ogni volta in modo diverso.
Qui puoi essere parte di qualcosa che altrove semplicemente non esiste.
IL PICNIC
2025
Performance teatrale con gli allievi del I anno del corso di teatro-danza di ESPACE ART ESSENTIEL
Cinque personaggi, una semplice tovaglia stesa sul prato, il tentativo ostinato di costruire una tregua tra le pieghe di un picnic. Ma nulla è davvero tranquillo: risate grottesche, silenzi che tagliano l’aria e movimenti ora buffi, ora tesi, segnano la tavola di un’umanità disorientata, in bilico tra la voglia di fuggire e il bisogno di restare.
Nel mezzo, una radio prende la parola. Trasmette verità scomode—quelle che di solito scegliamo di ignorare, quelle che sussurrano che, là fuori, il mondo brucia e si contorce. E allora ognuno reagisce come sa: c’è chi si ostina a sorridere, chi si rifugia nel pensiero, chi scivola nel dolore. Ma proprio quando il caos sembra spezzare ogni equilibrio, qualcosa si muove: forse il corpo, forse il bisogno di essere visti, forse la fragile forza di un canto.
“Il Picnic” è un viaggio breve e intenso tra ironia e poesia, tra parole non dette e gesti che parlano, tra il bisogno di sicurezza e il coraggio di affrontare le proprie verità. Un’opera profondamente politica nell’accezione più umana: perché la pace non è uno slogan da recitare, ma un verbo da vivere e da coniugare insieme.
Drammaturgia e Regia: Mizar Tagliavini
Interpreti:
- Alma: Deana D’Agostino
- Marco: Alessandro Fratalocchi
- Lina: Linda Giorgi
- Helen: Pamela Olivieri
- Milo: Michele Palmieri
Un ringraziamento speciale a Salvo Lo Presti e Guido Sciarroni per aver dato voce alla RADIO.

IL NOME DELLE COSE
2024
Tratto da Linea Alba di Antonio Santori, Il nome delle cose è un viaggio poetico e spirituale che indaga il senso profondo dell’esistenza e il valore del legame comunitario.
Commissionato in occasione del Festival Una Bellezza da vivere diretto da Pamela Olivieri e creato in memoria di Antonio Santori, il progetto è stato realizzato in forma di residenza intensiva di dieci giorni presso il Teatro Comunale di Sant’Elpidio a Mare. Attraverso un processo di selezione tramite video call, un gruppo eterogeneo di danz-attori è stato guidato da Mizar Tagliavini in un percorso di regia e coreografia che ha intrecciato parola poetica e spazio urbano.
La performance site-specific ha dato vita a un’esperienza autentica e intensa, in cui il tessuto della città e i versi di Santori si sono fusi in un unico respiro. Il pubblico, immerso in questa trama di gesti e parole, è stato parte integrante di un rito collettivo, un invito a riscoprire la forza della poesia come segno vivo e condiviso.
Assistenza: Fabio Capponi Danza-attori: Giulia Merelli, Michele Palmieri, Andrea Allegrucci, Linda Giorgi, Alessandro Fratalocchi, Vincenzo di Bonaventura, Giorgio Liberini Costumi: Deana D'Agostino Produzione: Non Solo Piano
Foto: Emanuel Zoppo Martellini
AMORI, GATTI E CIPOLLE
2023
Omaggio poetico a W. Szymborska – Performance site-specific lungo il corso di San Benedetto del Tronto
Immagina di seguire, per strada, un carretto del pesce sgangherato che avanza tra la folla: dentro, non solo cambi d’abito e oggetti di scena, ma mondi in divenire. Quattro stazioni tra i marciapiedi e le vetrine cittadine, e ogni tappa è una sorpresa: un’esplosione di poesia, ironia, domande e piccoli, assoluti misteri.
Amori, Gatti e Cipolle è una performance “a cielo aperto” ispirata alle parole, ai paradossi e alla leggerezza piena di stupore di Wislawa Szymborska. Qui l’assurdo abbraccia il quotidiano: una cipolla diventa una galassia segreta, un farmaco tranquillante consola più di mille certezze, un gatto insegna la beata arte di vivere nel momento presente.
I performer si spostano insieme agli spettatori, trasportando sogni, assonanze, attese e sorrisi, portando con sé – come la poetessa – la meraviglia di chi guarda il mondo “sghembo”, sempre un passo più in là del prevedibile.
Tra ironia disarmante e poesia viva, la città si trasforma in palcoscenico e laboratorio di domande: perché nulla si ripete, nessun bacio è uguale, nessuna ora si può afferrare davvero. Solo gli animali, sognava la signora di Cracovia, ci riescono. E per un istante, oggi, anche chi cammina accanto può sentire la stessa vertigine.
OMBRE E GRAZIA
2023
Performance teatrale dedicata a Gustav Klimt, tra arte e riqualificazione urbana – Torrente Albula (San Benedetto del Tronto)
Nella gola nascosta del torrente Albula, proprio dove la città si affaccia al mare, nasce Ombre e Grazia: una performance di teatro-danza che riporta la bellezza là dove il tempo e l’incuria paiono averla dimenticata. L’acqua, le pietre, le luci inconsuete diventano tela; i murales lasciano spazio a proiezioni evocative dei capolavori di Klimt.
I performer, come in un sogno dorato, si muovono tra i tableaux vivants: corpi che incarnano la potenza e la fragilità delle donne klimtiane, oro liquido, abbracci, sguardi, sensualità, mistero. Lo spettatore è invitato a percorrere lo spazio, ad avvicinarsi ai quadri che prendono vita, a lasciarsi attraversare da ombre e riflessi che si fanno emozione.
In questo luogo riqualificato dall’arte, nasce un dialogo tra bellezza e degrado, tra memoria e speranza: ogni gesto è una preghiera silenziosa, un atto di grazia che illumina la materia e l’anima del paesaggio urbano.
UNA GIOIA PER SEMPRE
2022
Omaggio a John Keats tra i sentieri della Val Maone
Performance teatrale itinerante
“Una cosa bella è una gioia per sempre”: queste parole di John Keats hanno trovato il loro spazio ideale non tra le mura di un teatro, ma nel cuore pulsante della natura. In una Val Maone selvaggia e maestosa, sospesa tra il Gran Sasso e Pizzo Intermesoli, i giovani performer hanno messo i loro passi e le loro voci a servizio di poesia e paesaggio.
Non il palcoscenico, ma sentieri e sassi. Non le poltrone di platea, ma la luce che cambia sulle montagne. La sera, raccolti in tenda, la compagnia ha respirato il silenzio antico della valle; hanno cantato e dato voce ai versi, costruito la presenza e la coralità – insieme, lì dove iniziava a calare la notte.
All’alba, la performance è diventata cammino: breakfast sotto il Gran Sasso, poi via, a passo svelto su e giù per la valle, con una cassa in spalla a sussurrare la scintilla della poesia. I ragazzi hanno guidato, superato, seminato (con gioia!) il gruppo di escursionisti del CAI, portando il pubblico in una vera e propria "partitura di paesaggio”, in cui ogni radura era scena, ogni squarcio di cielo era testo e la natura il giusto contrappunto.
Lo spettacolo ha ripercorso frammenti e passaggi della vita di Keats: la bellezza vissuta come necessità, il dolore come parte del respiro, la potenza dell’immaginazione come apertura a nuovi mondi. Ogni stazione nella valle è diventata un incontro, ogni eco di poesia una promessa che nulla finisce davvero, se è stato vissuto. La voce di Keats – nelle parole, nello sguardo, nella fatica fisica della strada – ha accompagnato tutti: pubblico, attori, montagne.
Per un giorno, camminando insieme, ognuno ha sentito che la gioia – quella vera – è semplice, fragile e potente. E può restare per sempre.
L’ESSENZA DELLA FORMA
Dicembre 2019
Omaggio a Vasilij Kandinsky – Performance teatrale e coreografica
Rassegna “ISOLA KANDINSKY – L’essenza della forma”, 14 dicembre 2019
“Bello è ciò che deriva da una necessità psichica interiore. Ogni forma ha un contenuto interiore.” Ispirati da queste parole di Kandinsky, gli allievi hanno dato vita a una performance che porta il pubblico oltre il confine dell’apparenza, là dove lo sguardo si trasforma in esperienza e il colore in emozione.
L’essenza della forma ha preso vita sia in spazi interni che all’aperto, adattandosi a luoghi e atmosfere differenti, proprio come i quadri di Kandinsky vibrano su superfici sempre nuove. In scena, corpi, gesti e suoni hanno costruito un tessuto in cui ogni movimento era pensiero, ogni gesto era colore, ogni interazione diventava vibrazione visiva ed emotiva.
I performer hanno guidato lo spettatore in un percorso sensoriale e simbolico: una ricerca dell’armonia autentica, dell’efficace contatto con l’anima; un invito a lasciar risuonare, dentro di sé, note, tocchi, e sfumature che sono prima di tutto interiori, prima ancora che visibili. L’opera si è fatta rito collettivo per “educare l’anima oltre lo sguardo”, usando il corpo come pennello e la relazione come tela.
Il pubblico – coinvolto sia nel buio concentrato delle sale sia nella sorprendente luce degli spazi aperti – ha potuto sentire la forma farsi pura esigenza dell’essere, la danza diventare azione pittorica e la scena luogo di altissima risonanza.
Come suggeriva Kandinsky: il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima il pianoforte. E il teatro, per una sera, la mano che ha fatto vibrare insieme tutte le corde.
LA PRIMA RIGA
Settembre 2019
Performance site-specific ispirata a “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino
Festival “4 PASSI IN CENTRO TRA IMMAGINARIO E POSSIBILE” – San Benedetto del Tronto
Immagina: fra le traiettorie ordinarie dell’isola pedonale, all’incrocio pulsante di via Paolini e viale Secondo Moretti, una figura misteriosa compare, sospesa tra reale e letterario. Spinge una vecchia carrozzina, stipata non di cose ma di libri: mondi nascosti, avventure sospese in attesa di essere sfogliate.
"Mi leggi la prima riga?" chiede, tendendo – a chiunque passi – un volume scelto quasi a caso. Il viaggio, come Calvino insegna, nasce sempre dall’inizio delle cose, anche e soprattutto quando non sai dove porterà: ogni riga letta è una porta che si apre, un possibile che si affaccia nella routine d’asfalto.
Da quel gesto – semplice, un po’ magico – prende vita La Prima Riga: la performance si snoda all’improvviso nello spazio urbano, coinvolgendo passanti e spettatori in un invito a entrare nell’immaginario. I performer, scelti tramite selezione motivazionale e curriculum, si mescolano alla città, raccordando i fili tra chi si muove ogni giorno e chi ha il coraggio di fermarsi e abitare il momento.
Tra le ombre del cavalcavia ferroviario, le prime righe lette ad alta voce si moltiplicano, diventano eco di storie e presagi, innescano narrazioni improvvise e gesti teatrali che scorrono come viaggi dentro viaggi. La città, per un istante, si trasforma in libro aperto: ogni passante può diventare lettore, narratore, protagonista.
"La Prima Riga" è un esperimento di letteratura vivente, un cortocircuito tra la casualità dell’incontro e il potere delle storie. Perché, come scrive Calvino, “In principio è la prima riga. Tutto il resto è possibilità.


















































